Comunicato Stampa Basta Precarietà

REFERENDUM CONTRO LA PRECARIETÀ E PER LA
DEMOCRAZIA SINDACALE: ARRIVANO ANCHE I SI
DI RIFONDAZIONE COMUNISTA E PDCI

Dichiarazione di Fabrizio Tomaselli
Coordinatore nazionale SdL intercategoriale

La campagna referendaria avviata da SdL intercategoriale alla fine del 2007 e promossa poi dal Comitato
Promotore dei Referendum che ha già formulato e depositato i quesiti in Cassazione, non è giunta alla raccolta
delle firme nella passata primavera a causa delle elezioni anticipate, ma al più presto si deciderà la
data per l’avvio della raccolta.
Novità importante degli ultimi giorni è che ai singoli, alle associazioni, alle forze politiche e sindacali già presenti
nel Comitato Promotore, si aggiungono in questi giorni Rifondazione Comunista e Pdc i che nei loro
rispettivi Congressi hanno formalmente deciso di partecipare attivamente ai Referendum.
I quesiti referendari riguardano l’abrogazione della legge 30 su varie forme di lavoro precario, la modifica
della legge 368 relativa ai contratti a tempo determinato e l’abolizione parziale dell’art. 19 dello Statuto
dei Lavoratori. Non escludiamo che tali quesiti possano essere allargati e/o modificati, in quanto
obiettivo prioritario è il massimo coinvolgimento possibile sull’obiettivo di fermare la piaga della precarietà.
Il Referendum non è certo l’unico strumento utilizzabile ed infatti SdL intercategoriale, insieme agli altri sindacati
di base, ha indetto lo sciopero generale per il 17 Ottobre anche contro la precarietà e per la democrazia
sindacale.
In occasione della Festa di SdL intercategoriale che si svolgerà il 12, 13 e 14 settembre, venerdì 12
alle 18.00 avrà luogo un dibattito sul tema della sicurezza e della precarietà che sarà introdotto da Paolo
Sabatini (Vice Coordinatore Nazionale SdL intercategoriale) e al quale tra gli altri parteciperanno Vincenzo
Siniscalchi (del Comitato nazionale dei Referendum), Paolo Ferrero (Segretario Nazionale PRC), Marco
Rizzo (della Segreteria Nazionale del Pdci), Paolo Cento (della Federazione dei Verdi), Flavia D’Angeli
(Portavoce nazionale Sinistra Critica) e Marco Ferrando (Portavoce nazionale PCL).
SdL intercategoriale invita comunque tutti a sottoscrivere sin d’ora l’Appello a sostegno dei Referendum
( www.bastaprecarieta.org ) ed a mobilitarsi contro la precarietà e per la democrazia sindacale.
Roma, 5 agosto 2008

Il grande inciucio: Telecom, Rai, Mediaset e Wind

da:

Bernabè risponde, ironicamente, ai suoi concorrenti che criticano le proposte di Telecom per una nuova Rete aperta a tutti: “Per ora la Rete di nuova generazione non esiste e sarebbe bene che tirassero fuori qualche soldo invece di parlare soltanto”.

Per ora Telecom Italia sembra in un pantano: i suoi maggiori azionisti, da Telefonica a Benetton a Generali, maledicono il momento in cui sono entrati nell’azienda, il cui titolo sembra avviato a una discesa senza fondo.

Intanto, la Rete a banda larga, necessaria allo sviluppo di un Paese come l’Italia (segnato dal digital divide nei confronti dei suoi concorrenti europei ed extraeuropei, e da un ancor troppo basso investimento in ICT) ha bisogno di ingenti capitali che non si trovano: non li ha Telecom oberata dai debiti, ma non li hanno i suoi concorrenti come Wind e 3; anche Vodafone,pur forte in Italia, soffre di una difficile situazione internazionale.

Non ha soldi la Rai per adeguarsi al digitale e alla Web Tv; i soldi li avrebbe Mediaset, ma la prospettiva di un Premier (pur forte di un ampio consenso elettorale e di una maggioranza parlamentare blindata) che faccia da padrone anche nella seconda azienda del Paese, che controlla il 70% delle linee fisse e l’80% del mercato Internet, renderebbe incandescente il clima politico del Paese.

A questo punto lo scorporo della Rete da Telecom, in cui un consorzio di imprese, televisive e telefoniche, pubbliche e private, metta insieme le strutture trasmissive, frequenze, ripetitori e cavi di Rai, Mediaset, Telecom Italia e la Rete Wind-3, potrebbe riuscire a soddisfare vecchi e nuovi (Berlusconi) azionisti di Telecom: oltre tutto a governare la Rete, nella proposta di Bernabè che piace al presidente dell’Authority Canabrò, sarebbe un organismo nominato dalla stessa Authority.

Quest’ultima a sua volta sarebbe nominata, per la maggioranza dei suoi componenti, dalla maggioranza di governo, pur prevedendo una quota per l’opposizione. Concorrenti nell’offerta dei servizi e nella distribuzione dei contenuti, tutte queste aziende si servirebbero di un’unica infrastruttura di rete.

Sarebbe una rinascita di quel “piano Rovati”, che Prodi aveva mandato avanti (per rinnegarlo poco dopo), e che era stato duramente criticato e contrastato dall’allora opposizione di centrodestra, mentre oggi farebbe molto comodo a Berlusconi.

Telecom. Arriba Espana!

dal blog di beppe grillo

Nel maggio 2007 Intesa San Paolo, Mediobanca, Generali e Telefonica liquidano il tronchetto dell’infelicità e comprano il pacchetto di controllo di Telecom dalla Pirelli per un valore esorbitante. Nel luglio 2007 scrissi: “Il titolo Telecom vale poco più di due euro. La linea del Piave, il K2 degli analisti, sta per essere sfondato. Dopo c’è l’ignoto. Non è una novità. Quando il tronchetto pretese e ottenne 2,9 euro per azione, si sapeva che era un valore ad personam. Perchè sloggiasse con la buonuscita. La proiezione industriale del titolo era tra 1,5 e 1,7 euro”.
Ero stato ottimista.
L’azione di Telecom vale oggi circa 1,1 euro. Il K2 si è trasformato in K1. La soglia dell’euro è vicina. E dopo?
Se gli azionisti piangono (qualcuno ha perso quasi tutto), gli obbligazionisti tremano. Il debito di Telecom ribaltato in parte a chi possiede obbligazioni è di 46 miliardi di euro.
Bernabè, il nuovo amministratore delegato, ha smentito la vendita di Telecom Italia a Telefonica, forse lo farebbe (o dovrebbe fare) volentieri vista la situazione finanziaria disastrosa, ma il governo non si può permettere di perdere altre aziende italiane.
La diminuzione di valore per gli azionisti e per il Sistema Italia è stato impressionante sotto la gestione Tronchetti/Buora, liquidati con buonuscite milionarie, pagati per anni con stipendi superiori alle aziende europee del settore.
Prima del tracollo finale, del K0, è utile farsi qualche domanda:
- Chi risarcirà gli azionisti di Banca Intesa San Paolo, Mediobanca e Generali per aver l’acquisto ad almeno il doppio del valore le azioni Telecom? Tutti lo sapevano e loro no? Le società del gruppo di controllo dovranno svalutare le loro azioni per qualche centinaia di milioni. Il loro patrimonio varrà meno, le loro azioni varranno meno. Chi pagherà per una scelta fuori mercato?
- La situazione in cui Bernabè ha trovato Telecom era (ed è) drammatica. Un piano di licenziamenti è già partito, almeno 10.000 (a proposito: è incluso anche Napoletone?). Telecom dovrebbe rivalersi sugli amministratori precedenti, anche per la caduta verticale di immagine di Telecom dovuta alle intercettazioni. Lo farà?
- Telecom Italia non può farcela da sola. Il cavaliere bianco si chiama Telefonica. In caso di OPA (offerta di acquisto pubblico) a guadagnarci saranno i soliti noti? Solo chi possiede il pacchetto di controllo, tra cui Benetton, o anche i piccoli azionisti che rappresentano la maggioranza della proprietà? Cosa farà la Consob?
Arriba Espana!

RESOCONTO DELL’INCONTRO DEL 30/07/2008 (Comdatacare)

Lo scorso 30 luglio  ha avuto luogo a Roma un ulteriore incontro incentrato sulla discussione della piattaforma di secondo livello tra rappresentanze sindacali e vertici aziendali.

Se riguardo a questo passaggio nutrivamo tutti grandi aspettative, visto che proprio per quest’appuntamento l’azienda sosteneva che avrebbe fornito risposte concrete alle richieste dei Lavoratori, tutti abbiamo invece dovuto prendere atto che non solo risposte concrete non ce ne sono state, ma addirittura le variazioni che l’azienda vorrebbe applicare alle nostre attuali condizioni sono peggiorative.

 

Procediamo di seguito, per semplicità di lettura, ad elencare in maniera schematica le proposte aziendali, rimandando alla fine le considerazioni:

-Turnistica: rispetto a questo tema l’azienda ha palesato l’esigenza di uniformare la gestione di tutti i territori, e su questa materia propone:

  • Aumento della visibilità dei turni e dei riposi, conservando l’uscita con due settimane di anticipo avremmo la visibilità di 6 settimane di turni e 6 di soli riposi.
  • Chiusura alle 20 di tutti i reparti che non abbiano esigenze legate a code
  • Tre domeniche di riposo ed una lavorativa su un ciclo di quattro settimane ed un sabato di riposo e tre lavorativi sullo stesso arco temporale
  • Possibilità, da parte dell’azienda, a causa di esigenze tecnico organizzative di modificare unilateralmente il turno al Lavoratore con una comunicazione preventiva di 2 settimane.
  • Riguardo all’elasticità in ingresso richiesta (+30/-30 min) l’azienda risolverebbe con l’attribuzione di ROL anche di 15 minuti per coprire eventuali ritardi.
  • Modifica su richiesta e per determinati periodi del part-time dalla formula orizzontale a quella verticale

 

-Ferie e permessi: riguardo a questo tema l’azienda avrebbe intenzione di istituire una commissione paritetica con le strutture sindacali per individuare le regole di attribuzione, e propone:

  • Attribuzione ROL, non più sino al raggiungimento della percentuale del 7%, ma con un sistema a scalare per mese impostato in questo modo: prima settimana attribuzione sino al 13%, seconda sino al 9%, terza al 6% quarta al 4%
  • RF sparirebbe visto che l’azienda sostiene che tutti i festivi risulterebbero tali, scomparirebbe invece il riposo compensativo per l’eventuale sesto giorno lavorato che verrebbe pagato solo come straordinario.

 

-Occupazione, passaggi a 6/8 ore turn-over stabilità occupazionale: su questi temi l’azienda, che sostiene di avere l’esigenza di equilibrare prima le sue esigenze di bilancio per poter poi affrontare queste richieste, afferma di non poter offrire alcuna apertura, di non poter concedere nulla.

 

Queste posizioni dell’azienda inducono inevitabilmente ad alcune considerazioni:

La piattaforma di secondo livello è il momento in cui i Lavoratori presentano quelle rivendicazioni necessarie a migliorare le loro condizioni lavorative e quelle da noi prodotte sono richieste assolutamente responsabili, non di pesante impatto sui bilanci dell’azienda.

Chiaramente rispetto alle esigenze che i Lavoratori palesano occorre considerare in qualunque trattativa che possano occorrere mediazioni o correttivi da apportare perché tutta la struttura possa reggere, ma nel nostro caso, a fronte di una visibilità davvero esigua sui turni che andremmo a guadagnare l’azienda ci chiede: di introdurre la flessibilità con il cambio turno imposto che oggi non abbiamo;  di reintrodurre le Domeniche lavorative anche in reparti nei quali proprio non si comprende quest’esigenza; di scendere per due settimane su quattro sotto la soglia attuale di assegnazione dei ROL e per una addirittura sotto quella prevista dal contratto nazionale che è del 5%; di rinunciare definitivamente all’RC.

 

La cosa però più grave, è che a fronte di tante richieste da parte dell’azienda, non risulta alcuna apertura proprio rispetto all’occupazione, al miglioramento delle condizioni salariali, a quel turn-over che di per se è già una garanzia maggiore per noi tutti di conservare il posto di lavoro, visto che azzera il vantaggio di liberarsi dei dipendenti; malgrado a vario titolo già circa 40 Lavoratori sono usciti da quest’azienda, chi per scelte proprie e chi no, ore di lavoro che possono essere ridistribuite a costo zero.

 

Pare proprio che quest’azienda abbia dimenticato le risposte che deve in termini di stabilità occupazionali ai lavoratori che ha ritenuto di acquisire nei modi che ricordiamo, pare che stia confondendo il momento dei nostri diritti con quello di sistemare le proprie esigenze, e che stia gestendo questa delicata fase come se si trattasse di un affare privato.

Pare che sia giunto il momento che noi Lavoratori ricordiamo a quest’azienda che è dei nostri diritti, della stabilità del nostro futuro che si discute, il momento in cui dobbiamo riprenderci, se necessario anche con la forza, lo spazio per rivendicare parte di quella stabilità che con la forza ci è stata tolta.

 

Coordinamento Nazionale Cobas Comdata Care.

 

L’AZIENDA TEME I COBAS (Cobas Vodafone Roma)

da: cobasvodafone.ilbello.com

Innanzi tutto abbiamo aperto questo blog per tutti i dipendenti Vodafone di Roma stanchi dell’agire sindacale di CGIL CISL e UIL delle troppe concessioni fatte a questa azienda. Cominciamo con le pubblicazioni raccontandovi  un fatto che è bene che tutti sappiano. Nelle giornate del 29 e 30 luglio si è svolto a Milano un incontro tra azienda e organizzazioni sindacali sulla piattaforma di secondo livello. L’azienda  ha cercato prima di convincere il delegato COBAS di Roma a non andare alla trattativa, sostenendo, erroneamente, che fosse una prerogativa di CGIL CISL e UIL. Posizione questa strumentalmente falsa. Solo quando poi, nel tardo pomeriggio del 30 luglio, dopo una giornata di stallo nelle trattative, si rendeva conto che il delegato COBAS di Roma, dalla mattina,  aveva raggiunto il tavolo della trattativa, ha preteso insieme a Confindustria  di spostare la trattativa stessa, in una area del palazzo con acceso solo con i PASS, per non permettere a questi, di assistere a quella parte di discussione. Il segretario nazionale CGIL, seguito dai nazionali di CISL e UIL, con uno slancio, accettavano immediatamente l’invito dell’azienda (alla faccia della tutela dei diritti sindacali), mentre una parte del coordinamento esprimeva solidarietà al nostro delegato.  Ironia della sorte per le organizzazioni sindacali, Confindustria (ma anche per Vodafone che queste cose le sa benissimo), proprio nella stessa giornata, a Roma, si è  tenuto un tavolo di trattativa per la piattaforma di secondo livello (la stessa discussione che stavamo facendo noi a Milano) con  una certa società dal nome a noi conosciuto, … Comdata Care SPA (i nostri ex colleghi) e UDITE, UDITE, a quel tavolo di trattativa erano seduti i delegati sindacali di tutte le sigle ….. compresi i COBAS, senza che questo, creasse nessun problema.

Perché questa diversità di comportamenti? 

Perché è talmente forte il timore per Vodafone che un sindacato diverso da CGIL CISL e UIL entri in azienda, che ha provato a fare una ILLECITA forzatura …. Ha provato a puntare sulla (secondo loro) debolezza dei COBAS in Vodafone in questo momento,  in quanto agli inizi della rappresentanza, con (per ora)  un solo sindacalista, (alla faccia dei bei valori da loro tanto sbandierati). Loro non sanno che ci vuole ben altro per fermare la determinazione per il rispetto dei lavoratori e dei loro diritti, di coloro che si riconoscono in questo sindacato di base. Queste sono quisquilie …. Che comunque non faremo cadere nel vuoto.

Detto questo, sulla trattativa, intanto l’incontro di ieri si è risolto con un nulla di fatto e riprenderà ai primi di settembre.  C’è da dire che nel complesso le richieste fatte da CGIL CISL e UIL con la presentazione della piattaforma, votata anche a Roma, hanno si dei punti importanti, quali la definizione del premio di risultato per i prossimi anni, le problematiche dei lavoratori della RETE, l’aumento del Ticket restaurant,  organizzazione del lavoro in generale, però noi riteniamo che, la centralità, sia nell’inversione di tendenza al continuo prosciugamento del numero dei dipendenti. Troppi indicatori vanno nella direzione che Vodafone Italia stia, nei prossimi anni, per cedere tutti i lavoratori, per arrivare alla sola gestione del marchio. Ed è qui il vero problema da affrontare! Oramai da diversi anni le dimissioni non vengono reintegrate e costantemente le attività vengono esternalizzate. Bisogna,  dunque, fare una battaglia perché VODAFONE RICOMINCI AD ASSUMERE DIRETTAMENTE E A NON ESTERNALIZZARE.  Dobbiamo capire che assumere stagionali, interinali , chiedere la reinternalizzazione di attività (con annessi i lavoratori) è un modo per aiutare gli altri, ma soprattutto un modo per aiutare noi stessi! Non solo, l’azienda si dice disposta ai (giustissimi) passaggi a 8 ore ma a condizione che ci sia (solo per i nuovi) l’orario spezzato (4 ore di lavoro, 1 ora di pausa NON retribuita, ½ ora di pausa retribuita – dunque 1 e ½ di pausa - e poi 3,5 ore di lavoro, per un totale di 9 ore), ma possibile che con tutti gli utili che fa, Vodafone non possa fare i passaggi a 8 ore se non con orario spezzato?  E poi c’è un punto sul quale bisognerebbe farsi sentire con maggiore forza, sono le costanti eccessive pressioni sull’attività lavorativa. Dopo un paio di mesi dalla stipula del verbale sulle modalità di controllo a distanza, è chiaro che quel verbale  NON E’ SUFFICIENTE per risolvere anche solo in parte il problema, e qualcuno, in ambito sindacale, non ha voluto raccogliere le insistenti lamentele. Dunque, c’è molto da fare, c’è da ricostruire un tessuto lavorativo che vuole fare bene il proprio lavoro, ma vuole anche non essere calpestato e soprattutto vuole rivendicare la propria dignità ….VUOI ANCHE TU PERCORRERE LA STESSA STRADA?

COBAS VODAFONE ROMA

Nasce il Blog dei Cobas Vodafone Roma

al seguente indirizzo:

http://cobasvodafone.ilbello.com

è possibile accedere al nuovo blog dei Cobas Vodafone Roma. Buona Lettura!

Roberto Di Palma passa ai Cobas

Ebbene si,
Roberto Di Palma una delle RSU più attive in Vodafone, in data 25 luglio 2008 è passato ai Cobas dopo dieci anni circa di militanza in CGIL.

Durante l’esternalizzazione dei 914 in Comdata Care si è distinto per il contributo nell’organizzazione dei due scioperi e la partecipazione a trasmissioni televisive.

Non meno importante la sua candidatura al Comune di Roma nella lista degli “amici di Beppe Grillo” dove è stato il candidato più votato.

La notizia ci colpisce favorevolmente e siamo sicuri che Roberto, grazie alla sua vasta esperienza in campo sindacale e la sua “onestà intellettuale” riuscirà a portare importanti contributi ai lavoratori.

:allegre04

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VINCONO I LAVORATORI CORAGGIOSI!

SENTENZA SULLE SANZIONI CONTRO LO SCIOPERO:
VINCONO I LAVORATORI CORAGGIOSI!

Erano i giorni più caldi, i giorni in cui avevi voglia di ribellarti ad un sopruso, a chi provava ad offendere la tua dignità, ad una manovra che consentiva a ricchi padroni di arricchirsi e a Lavoratori onesti di diventare precari e con una scadenza marchiata addosso. Erano anche i giorni in cui provavano a convincerti che non avevi diritto di protestare e di difenderti, e provavano a farlo l’azienda con le sue pedine, con quelli che dovevano essere i tuoi colleghi ma che invece si facevano portavoce di fantomatiche multe di migliaia di Euro, e addirittura chi i Lavoratori dovrebbe difenderli, tutelarli… rappresentarli, provava a seminare il panico dicendo che scioperare (diritto costituzionalmente riconosciuto) era pericoloso (si, lo era: per l’azienda!).

Per dar forza a questi atti intimidatori a cui nessuno diede ascolto, aderendo in modo pressoché totale alla mobilitazione, restando fuori dai cancelli a guardare negli occhi a testa alta i vari figuri aziendali che, per andare a sedersi sulla loro solita poltrona, sgattaiolavano tra uomini e donne che lottavano per il proprio futuro, l’azienda recapitò ad alcuni partecipanti una contestazione disciplinare che divenne immediatamente un motivo di orgoglio, una medaglia da appuntarsi sul petto!

Ebbene, la settimana scorsa c’è stata la sentenza che ha sancito la legittimità a lottare per i propri diritti. È stato sancito che l’azienda non poteva e non doveva sanzionare i Lavoratori che avevano scioperato, ANNULLANDO COMPLETAMENTE LA SANZIONE E CONDANNANDO L’AZIENDA A PAGARE LE SPESE DEL PROCEDIMENTO!!!

Prima di questa sentenza però, c’è chi ha provato (ancora una volta) ad aiutare l’azienda ad uscirne a testa alta, anzi… da vincitrice! Ancora una volta, chi con un accordo dannoso per i Lavoratori e la loro lotta, che favoriva solo l’azienda e la cessione, con un nuovo accordo ha proposto a tutti i sanzionati in Vodafone di firmare una rinuncia all’arbitrato assumendosi la colpa “di aver esercitato un diritto riconosciuto dalla Costituzione”. E l’azienda, dall’alto della sua magnanimità, ha accettato le scuse dei Lavoratori, sottolineando però con amorevole paternale: “non lo fare più!”

Peccato che molti colleghi abbiano accettato ed abbiano piegato la testa davanti ai potenti ed hai finti amici dei Lavoratori: non sbagliaste a tenere la testa alta allora (recita la sentenza), avete sbagliato ad abbassarla ora!

RSU Libere COBAS

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Lavoratori precari sempre più precari

comunicato stampa

Lavoratori precari sempre più precari
E’ ora di rilanciare il REFERENDUM contro la precarietà
Dichiarazione di Fabrizio Tomaselli
Coordinatore nazionale SdL intercategoriale
La Commissione bilancio del senato, in sede di esame del Decreto Legge 112 del 2008 (la cosidetta Manovra estiva
del Governo), ha approvato un emendamento che modifica la legge 368 (che regola i contratti a tempo determinato)
e peggiora ancor di più le già pesanti variazioni apportate dal Decreto, così come era uscito dal Consiglio dei Ministri.
In pratica, mentre prima in caso di gravi e sostanziali violazioni della normativa per i contratti a tempo
determinato era prevista la prosecuzione del rapporto di lavoro e la sua trasformazione in un normale
contratto a tempo indeterminato, da domani il Giudice dovrà limitarsi a liquidare il danno in termini
economici (da 2,5 a 6 mensilità).
Tale modifica ha valore retroattivo e si applicherebbe anche ai processi in corso o con sentenze di primo grado
emesse. Inoltre questa modifica potrebbe pericolosamente essere estesa ad altre tipologie di contratti, come quello a
somministrazione o a progetto.
Se questa modifica si sommasse a quanto già previsto dal Decreto Legge entrato in vigore il 25 giugno scorso che
non prevede di fatto più alcun limite all’assunzione di contratti a tempo determinato, tutto ciò diventerebbe gravissimo
e farebbe ricordare il tentativo di modificare l’art. 18.
Anzi, questa misura è paradossalmente ancora peggiore perché condanna intere generazioni al precariato, senza alcuna
possibilità legale di impugnare con soddisfazione le violazioni delle aziende.
Tutto ciò sta avvenendo nel più completo silenzio di Cgil, Cisl e Uil che invece trattano con Confindustria per
modificare e peggiorare ulteriormente l’attuale sistema di contrattazione e per limitare ancor di più gli spazi della rappresentanza
sindacale. Ma anche nel silenzio di tutte le forze politiche !
SdL intercategoriale meno di un anno fa ha lanciato la proposta di REFERENDUM PER ABROGARE LE
LEGGI SULLA PRECARIETA’ e PER ELIMINARE IL MONOPOLIO SINDACALE DI CGIL, CISL E UIL.
I quesiti sono stati già depositati in Cassazione e la raccolta delle firme non è potuta partire a causa delle elezioni anticipate.
DA SUBITO RILANCIAMO QUESTI REFERENDUM E CHIEDIAMO A TUTTE LE FORZE POLITICHE E
SINDACALI SANE DI QUESTO PAESE DI PARTECIPARE A QUESTA CAMPAGNA DI CIVILTA’.
Roma, 23 luglio 2008

Tlc, Vodafone lancia l’allarme

da:

L’onda lunga della crisi ora lambisce i telefonici. Dopo auto e high tech, la speculazione sta colpendo un altro settore simbolo dei consumi, quello dei cellulari e della telefonia. Ad aprire le danze sono stati i risultati trimestrali deludenti di Vodafone e di Ericsson, la prima, numero uno mondiale nelle infrastrutture telefoniche wireless ha rivisto al ribasso le previsioni di vendita, la seconda leader nella telefonia mobile ha riportato profitti in calo del 70 per cento. Per il loro peso sui mercati finanziari, i due colossi sono riusciti a condizionare le Borse europee e tutti i titoli delle Tlc: alle chiusure negative di Vodafone del 13,6% e di Ericsson dell’11,05%, ha fatto seguito l’indice Stoxx 600 di settore che ha lasciato sul terreno il 7 per cento. «I titoli delle società tecnologiche cominciano a risentire del rallentamento dell’economia – ha detto Julien Quistrebert, capo della ricerca del fondo Richelieu Finance basato a Parigi –. Oggi i consumatori non hanno soldi per permettersi acquisti di beni voluttuari. È inevitabile che la domanda sia destinata a calare».

E proprio in previsione di un rallentamento dei consumi, Vodafone che nel primo trimestre ha incrementato le vendite del 19,1%, si tiene prudente fissando i ricavi 2008 nella parte bassa della forchetta compresa tra 39,8 e 40,7 sterline, oltre a un risultato operativo compreso tra 11 e 11,5 miliardi e un free cash flow di 5,1-5,6 miliardi. Pesa il crollo delle vendite in Spagna, dove la crisi dei consumi legata allo scivolone del mercato immobiliare, si sta facendo più grave rispetto ad altri Paesi dell’area euro. Le vendite nella penisola iberica sono scese del 2,5% nel trimestre, l’incremento più contenuto degli ultimi 13 anni. A “salvare” le vendite di Vodafone, sono stati i mercati emergenti, in particolare l’India e la Turchia dove il gruppo inglese ha acquisito rispettivamente quote di Hutchison Essar e di Telsim Mobil.

In Italia i ricavi da servizi di Vodafone sono stati stabili (+0,6%), ma se si considera anche l’apporto di Tele2, acquisita a dicembre scorso, crescono dell’8% a oltre 2 miliardi di euro. Di fronte a uno «stallo del mercato», come lo definisce il gruppo in una nota, i clienti mobili hanno sfiorato i 30 milioni (+5,9%) e 587mila quelli di banda larga fissa.
Le vendite in calo sui mercati americano ed europeo oltre al rallentamento dei ricavi sul versante dei cellulari hanno pesato sui profitti netti di Ericsson nel secondo trimestre con una flessione di oltre il 70% a 1,9 miliardi di corone svedesi contro i 2,8 miliardi attesi dagli analisti. Le vendite sono salite dell’1,9% a 48,53 miliardi contro i 47,51 miliardi stimati dal mercato, mentre l’utile operativo è stato di 2,89 miliardi (9,26 nel 2007). Deboli le stime per il 2008 a causa delle infrastrutture wireless. Le misure per fronte alla crisi non si sono fatte attendere, a cominciare da tagli occupazionali per 6mila posti di lavoro e 1,8 miliardi di corone stanziati per i licenziamenti in Europa. Anche per Ericsson, l’àncora di salvezza sono i mercati emergenti, in particolare la Cina che nel trimestre ha contribuito per il 9% del fatturato, seguita da India e Stati Uniti, mentre l’Europa resta debole.

Dall’Europa agli Usa dove Texas Intruments il colosso dei semiconduttori ha riportato nel secondo trimestre profitti in calo del 3,6% e fatturato in discesa del 2,1%, frenata dovuta al rallentamento della domanda di chip per i telefoni cellulari. A Wall Street il titolo ha perso il 13% sulle previsioni di un ulteriore calo del settore. Oggi intanto sono attesi i risultati dell’olandese Kpn e dell’americana At&T, mentre la prossima settima sarà la volta di Verizon il secondo gruppo Usa della telefonia mobile.
In Europa giornata nera anche per gli altri titoli delle Tlc: France Telecom (-3,6%), Deutsche Telecom (-4,42%), la spagnola Telefonica (-5,56%), l’olandese Kpn (-3,11%). A Piazza Affari, oltre a Telecom Italia (vedi articolo a pagina 2) le vendite si sono abbattute su Fastweb (-3,43%) e su Tiscali (-2,6%). Ma peggio di tutti a Milano è stata Stm che ha archiviato la seduta in calo del 6,30% alla vigilia della trimestrale e dopo un rally che la scorsa settimana aveva fatto rimbalzare il titolo del 15%.

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Roma, 5 agosto 2008

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Nasce il Blog dei Cobas Vodafone Roma

Roberto Di Palma passa ai Cobas

VINCONO I LAVORATORI CORAGGIOSI!

Lavoratori precari sempre più precari

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